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lunedì 23 dicembre 2013

Gaming History: Episode 7

by Link



Bentornati a Gaming History, miei cari Timber Fan! È da qualche tempo che sto parlando della terza generazione di console (NES, Master System…) e adesso qualcuno di voi avrebbe ragione ad essersi rotto. Proprio per questo motivo oggi andremo avanti qualche anno. La quarta generazione (caratterizzata dai processori a 16 bit) iniziò nel 1987 con l’uscita del TurboGrafx-16 (PC Engine in Giappone) prodotto da NEC, ma sarebbe “esplosa” solo qualche tempo dopo con l’uscita di SEGA Mega Drive e SNES. Sempre nel 1987 uscì il primo capitolo di una delle più importanti serie di picchiaduro a incontri di tutti i tempi, ossia Street Fighter! È proprio su questo gioco, e sul suo sequel, che si focalizzerà questo articolo.
  

giovedì 12 dicembre 2013

Naruto - Timber Manga

by Cloud


Tutti voi che seguite Timber Maniacs conoscerete sicuramente, anche solo di nome, Naruto. Questo manga, nato dalla mente di Masashi Kishimoto e serializzato su Weekly Shonen Jump della Shueisha a partire dal 1999, è subito diventato uno dei manga più di successo in Giappone e in tutto il mondo, con tantissimi volumi venduti, e anche l’anime da esso tratto, diviso in due serie (“Naruto”, che ricalca i primi 27 volumi del manga, e “Naruto Shippuden”, dal 28 in poi) è tra i più seguiti in assoluto. Questo manga ha appassionato milioni e milioni di fan in tutto il mondo, ma cosa ne pensiamo noi di Timber Maniacs?

Innanzitutto bisogna dire che, per il genere degli Shonen di combattimenti, Naruto è stato molto innovativo: la maggior parte dei manga di questo genere, infatti (Dragon Ball insegna), sono divisi in saghe, in cui in genere gli eroi devono combattere un nemico, risolvere un problema, e poi la situazione torna tranquilla in attesa della saga successiva. Naruto, invece, imbocca una strada diversa: si può infatti dire che la storia proceda a “impulsi successivi”; a ogni battaglia, a ogni evento, ne succede un altro strettamente collegato.

mercoledì 13 novembre 2013

Gaming History: Episode 6

by Link



Bentornati a Gaming History, la migliore rubrica di Timber Maniacs! Come vi sarete accorti mi sto dilungando molto sugli anni del NES, il motivo è che molti generi e saghe di videogiochi sono nati in questi anni, uno su tutti il genere dei JRPG, ovvero Giochi di Ruolo alla Giapponese, ed è proprio della nascita di questo genere di videogiochi (che io adoro) che vi parlerò in questo episodio, attraveros i due titoli che hanno plasmato il genere: Dragon Quest e Final Fantasy.


 

 

 

sabato 26 ottobre 2013

Crisis Core: Final Fantasy VII - Recensione

by Cloud


Il gioco in questione è Crisis Core: Final Fantasy VII, prequel del videogioco da cui è tratto il mio avatar: Final Fantasy VII. Crisis Core è senza dubbio il migliore episodio dell’insieme di sequel/prequel che ha preso il nome di Compilation di Final Fantasy VII. In questo episodio per PSP impersoneremo il soldier Zack, mio grande amico e maestro, da cui ho ereditato, tra le altre cose, la Buster Sword, lo spadone che mi porto sempre in giro. La storia, molto ben congegnata, ha luogo 7 anni prima di FF VII, e permette di scoprire un sacco di retroscena del meraviglioso JRPG del 1997, riproponendo numerose ambientazioni e personaggi del gioco originale.





A differenza dell’originale, però, si opta per una formula più action, pur mantenendo gli amati/odiati scontri casuali. Ci si muove per lo scenario di battaglia con l’analogico, con L e R si cambia il comando da eseguire, e con X lo si esegue, mentre gli altri pulsanti frontali servono a utilizzare azioni come la parata o la schivata. Questo sistema di gioco, pur risultando gradevole, non è certo esente da difetti. A modificare l’esito dei combattimenti c’è l’OMD, una specie di slot machine che può attivare in modo random l’aiuto di personaggi secondari, Evocazioni, o di particolari bonus. E questi aiuti molte volte non arrivano quando servirebbero. O arrivano quando oramai non ce ne facciamo più niente.

venerdì 25 ottobre 2013

Gaming History: Episode 5

by Link



Bentornati a gaming history dove si studia la storia dei videogiochi. Vi avevo lasciato al 1985, con Super Mario Bros. e adesso parlerò di un gioco uscito un anno dopo, nel 1986. Questo è uno dei miei giochi preferiti, nonché il gioco con il quale sono diventato famoso. Ovviamente sto parlando di:

The Legend of Zelda

giovedì 12 settembre 2013

Gaming History: Episode 4

by Link



Bentornati a Gaming History, dove ripercorro la storia dei videogiochi in modo (spero) non soporifero. Eravamo rimasti a Pac-Man, ossia al 1980, quando era appena iniziata “l’età d’oro dei videogiochi”, fu un periodo in cui nacquero gli sparatutto a scorrimento con Defender, i giochi di avventura con Adventure (gioco in cui troviamo anche il primo easter egg della storia), ma soprattutto è in questi anni che compare per la prima volta una star dei videogiochi che tutti voi conoscete: Super Mario!

Donkey Kong 





La prima apparizione dell’idraulico italiano in un videogioco fu proprio nel primo “Donkey Kong” per sala giochi. Il titolo fu ideato da uno Shigeru Miyamoto alle prime armi, incaricato di creare un gioco che rimediasse al fallimento del precedente gioco di Nintendo: Radar Scope. Il gioco fu subito un successone, tanto che Universal Studios accusò la Nintendo di plagio per via delle somiglianze con il famoso film “King Kong”, ma la casa giapponese vinse la causa, portandosi a casa 1,8 milioni di dollari.
Allora il mitico Mario si chiamava Jumpman e la sua fidanzata non era ancora la principessa Peach, bensì una ragazza di nome Pauline. Adesso, tutti saprete quali sono le cose che caratterizzano Super Mario, mi riferisco ai baffi, al cappello rosso e alle bretelle, ma probabilmente non sapete il perché di tutto ciò. Quando, nel 1981, uscì Donkey Kong, non era ancora possibile realizzare i capelli in modo credibile, e per questo a Jumpman misero un cappello rosso in testa, anche i baffi erano dovuti ad un difetto tecnologico del tempo, servivano infatti a separare gli occhi dalla bocca, e allo stesso modo le bretelle servivano per separare le braccia dal corpo. Insomma, questo è uno dei tanti casi in cui le limitazioni, tecnologiche o non, hanno dato sfogo alla fantasia dei designer, pensate ad esempio alla nebbia nel primo Silent Hill per PS1, dovuta al fatto che la console Sony non potesse creare poligoni in lontanza, o alle porte che si aprono lentamente nel primo Resident Evil, che dovevano coprire i lunghi caricamenti. Cose come questa si possono notare anche in altri ambiti, pensate a Tony Iommi, chitarrista storico dei Black Sabbath. Il sound “cupo” della sua band derivava proprio dal fatto che egli, dopo aver perso due falangi della mano destra e averle rimpiazzate con delle protesi, decise di accordare la chitarra un semitono sotto affinché le corde fossero più morbide.
Nel gioco Jumpman deve salvare Pauline dalle grinfie dello scimmione denominato Donkey Kong. Quest’ultimo tenta di ostacolarlo tirandogli addosso dei barili, che Jumpman può evitare o distruggere con uno dei martelli presenti in ogni livello, il cui effetto dura però pochi secondi. Questo succede nel primo livello, nel secondo abbiamo nastri trasportatori su cui muoversi e fiammelle da evitare, nel terzo ascensori con cui spostarci e fastidiose molle a ostacolare il nostro cammino, e per finire nel quarto dobbiamo rimuovere le otto chiavi di volta che sorreggono Donkey Kong.
Pensate un po’, Donkey Kong ha quattro livelli tutti con delle innovazioni, mentre la serie di Call of Duty in un miliardo di giochi non ne ha nemmeno una!
La struttura di questo gioco ricorda in parte quella di Popeye, probabile fonte d’ispirazione durante lo sviluppo.
Prima di chiudere la parentesi dedicata allo scimmione non posso non dire che egli è stato poi protagonista della fortunata serie di videogiochi "Donkey Kong Country", iniziata su SNES e ripresa di recente con i titoli per Wii, 3DS e Wii U, oltre che di diversi platform 2D e 3D come Donkey Kong 64 o Donkey Kong Jungle Beat.




In quest’articolo, come avrete capito, vorrei parlarvi di due giochi, Donkey Kong e Super Mario Bros., ma prima di passare al secondo è mio dovere accennare a cosa accadde prima della sua pubblicazione, nel 1985.
L’età d’oro dei videogiochi arcade dura poco e, nel 1983 l’industria dei videogiochi conosce un periodo di profonda crisi che per fortuna dura soltanto un anno, grazie al NES, o Nintendo Entertainment System (conosciuto come Famicom in Giappone), che vende soprattutto in Giappone e America, mentre in Europa la console più venduta è il Sega Master System. Il gioco di cui vi sto per parlare è il secondo più venduto di tutti i tempi dopo, secondo solo da Wii Sports (e scusate se è poco).

  

 Super Mario Bros.




Super Mario Bros. è il primo gioco della serie di Super Mario, è il gioco più venduto del NES (merito anche del fatto che in diversi paesi fosse venduto in bundle con la console) e, come ho già detto il secondo più venduto di tutti i tempi, con cui Shigeru Miyamoto si confermò un genio del game design. Nel gioco la trama è semplice: Bowser ha rapito la principessa Peach e trasformato tutti i Toad, gli abitanti del regno dei funghi, in blocchi di mattoni: i fratelli Mario e Luigi devono liberare la principessa e salvare il regno dei funghi. Serve dire che alla fine ci riescono?
Sul gameplay non sprecherò troppe parole visto che tutti lo conoscerete: si impersona Mario e ci si deve inerpicare tra piattaforme e nemici di ogni genere, grande importanza sta nel ponderare i salti in modo da evitare i nemici e non cadere dalle piattaforme, e si possono ottenere quattro power-up: il Super Fungo, che trasforma Mario in Super Mario, rendendolo più alto e consentendogli di incassare un colpo senza morire; il fungo 1UP, che ci permette di guadagnare una vita, lo Starman, che rende Mario invincibile per un limitato lasso di tempo, e il Fiore di Fuoco, che oltre a permettere a Mario di incassare un colpo in più rispetto al Super Fungo, dona il potere di sparare palle di fuoco contro i nemici.
Super Mario considerato da molti il gioco più importante di tutti i tempi; la rivista IGN lo ha messo al primo posto nella classifica dei migliori giochi di tutti i tempi. È stato poi rivoluzionario nel definire i canoni di quello che per molti anni resterà il genere predominante e che ancora oggi ha una grandissima importanza nel mercato: quello dei platform.
Se avete un Wii o un 3DS potete scaricarlo a pochi spiccioli dal canale Wii Shop o dall’eShop, e, fidatevi, ne vale la pena. In alternativa, nel 2010, in occasione del 25esimo anniversario di questo titolo, è stata pubblicata, sempre per Wii, una raccolta intitolata “Super Mario All-Stars” (che, ad essere precisi, è una riedizione di una raccolta già uscita per SNES) che contiene, oltre ad un CD con alcuni dei brani più famosi della serie Super Mario, tutti e quattro i giochi delal serie “Super Mario Bros.” per NES. Quattro perché di Super Mario Bros. 2 esistono  due versioni: quella americana, che viene comunemente denominata Super Mario Bros. 2, e che sarebbe in realtà un remake di un gioco giapponese chiamato “Doki Doki Panic”, in cui i personaggi principali sono sostituiti da Mario, Luigi, Toad e Peach; e quella giapponese che, essendo sostanzialmente una versione del primo Super Mario Bros. con livelli ampliati e con una difficoltà decisamente superiore, viene ufficialmente chiamata “Super Mario Bros. – The Lost Levels”. A questo punto non mi resta che spendere due parole su Super Mario Bros. 3: questo titolo viene generalmente ritenuto uno dei migliori giochi di Mario di sempre, introduce numerosi nuovi power-up, piattaforme e livelli molto innovativi, una grande varietà di nemici… insomma, è un capolavoro, ed è assolutamente da giocare, anche più del primo Super Mario Bros.

Con questo si conclude questo episodio particolarmente lungo di Gaming History. Alla prossima!