100% Freeware, 100% Indipendente e 200% Nerd!

venerdì 7 novembre 2014

Il Giardino delle Parole - Timber Romance Anime Project: Parte 3

by Cloud



Il rombo del tuono, nel cielo nuvoloso.

Se dovesse piovere, resterai con me?

Sono queste le parole che Yukino rivolge a Takao il giorno del loro primo incontro, e che vanno ad aprire un film che, in appena 45 minuti, riesce a sprigionare una potenza artistica ed espressiva senza pari. Una piccola gemma che sa dire veramente tanto in pochissimo tempo. Ma andiamo per ordine. 






Takao, il protagonista del film, è un ragazzo di 15 anni, che ha appena cominciato il Liceo. Dopo che la madre si è trasferita a casa del compagno, vive da solo con il fratello maggiore, anche lui in procinto di andare a vivere con la sua ragazza. Le mattine di pioggia, però, Takao non va a scuola, e si ferma in un parco dove si mette a progettare scarpe. Esattamente, Takao ha un sogno, che nel Giappone moderno e tecnologicamente sviluppato può sembrare anacronistico: diventare calzolaio. Nel primo giorno della stagione delle piogge, Takao incontra nel parco un’affascinante donna, con età compresa tra i 25 e i 30 anni, che non mangia altro che cioccolata e birra. I due inizieranno a parlare, e continueranno poi ad incontrarsi in ogni mattina piovosa.

Il parco, con la sua vegetazione lussureggiante e i suoi suggestivi giochi di luce, rappresenta una sorta di oasi rispetto al freddo e distaccato mondo della metropoli di Tokyo: un’oasi in cui i nostri protagonisti possono relazionarsi senza le esitazioni imposte dal rigido contesto sociale.

Il modo in cui evolve la relazione tra i due è estremamente efficace e convincente, e riesce ad esprimersi alla perfezione anche con pochissime scene: da una parte abbiamo un ragazzino, ingenuo ma per certi versi già molto maturo, che rimane affascinato dalla realtà di una donna di cui non sa nulla; dall’altro lato abbiamo una ragazza che nasconde moltissime fragilità, e che, grazie a questi incontri, imparerà a “camminare” con i suoi piedi.

Quello del camminare è poi un leitmotiv di tutto il film, e rappresenta il raggiungimento di una maturità e stabilità emotiva: il sogno di Takao, di costruire scarpe, simboleggia anche un grande altruismo, in quanto egli vuole aiutare le altre persone a muovere i loro passi, e quindi a vivere.
La solitudine è un altro tema cardine della pellicola: come già accennato prima, l’enorme e trafficata città è piena di persone, che sono però talmente immerse nella loro vita lavorativa/scolastica da ignorare chi gli è accanto, e si trovano quindi “insieme ma da sole”. 


L’unico modo per uscire da questa fredda realtà diventa quindi aggrapparsi ad un sogno, che nel caso del nostro protagonista è quello di realizzare scarpe. Non è tutto: i momenti in cui egli si troverà da solo a lavorare al suo sogno, saranno per lui anche momenti di crescita personale, importanti esattamente quanto quelli che passerà in compagnia della misteriosa ragazza. Lo stesso regista, Makoto Shinkai, ha detto che con “Il Giardino delle Parole” voleva realizzare un film che mostrasse la solitudine come qualcosa di non necessariamente negativo, in quanto pensa che per la formazione di una persona essa sia fondamentale, così come lo è lo stare con gli altri. La storia del film, infatti, è un progressivo imparare a “camminare” dei due protagonisti, in particolar modo per Yukino, che nonostante abbia 12 anni di più è decisamente più “immatura” a livello interiore rispetto a Takao.

Tutti questi concetti sono armonizzati alla perfezione in 45 minuti di pura arte: La regia, come era legittimo aspettarsi, è allo stato dell’arte, e i disegni sono mostruosamente curati e realistici (moltissime scene, se non tutte, sono state girate prima in live action e poi riprodotte sotto forma di animazione), e per rendere più “vive” alcune ambientazioni, in particolar modo il parco dove i due protagonisti si incontrano, gli animatori hanno deciso di “riflettere” sulle persone i colori di sfondo, come il verde delle piante. Una considerazione che venne fatta a fine ‘800 dai pittori impressionisti, e che grazie a questo gioiellino di film trova adesso un suo corrispondente anche nell’animazione giapponese.



La colonna sonora, poi, è la ciliegina sulla torta: i brani sono delicati e mai invasivi, e riescono nel delineare alla perfezione le atmosfere di questa pellicola. Nel finale, poi, è presente “Rain” di Senri Oe, brano pop molto caro a Makoto Shinkai per via del suo testo, re-interpretato per l’occasione da Motohiro Hata: il pezzo, molto godibile, corona alla perfezione il turbinio di emozioni che si susseguono per tutto il tempo. 




Come avrete insomma capito, questo film è un capolavoro, assolutamente anni luce avanti al primo e al secondo anime dei tre appartenenti a questo Timber Romance Anime Project, che sono a confronto una robetta insipida. Sarà breve, ma non ve ne accorgerete nemmeno. Verrete talmente sopraffatti dalla sua bellezza artistica, e dalla profondità dei suoi contenuti, che le lacrime non vorranno starsene al loro posto. E chissà, magari voi stessi potreste riconoscervi nelle situazioni dei due protagonisti, e imparare qualcosa. Magari anche voi, stando da soli e lavorando a un sogno, potreste trovarvi a riflettere e maturare. O magari, potreste essere voi ad aiutare qualcun altro a camminare con i suoi piedi, chissà.

E adesso scusatemi, ma la pioggia si sta placando: dopo aver rivisto il film in Blu-Ray e scritto questo articolo, posso pure fare un salto a lezione.


Il rombo del tuono, nel cielo nuvoloso.

E anche se non piovesse, resterò con te.


2 commenti:

  1. Personalmente l'ho trovato molto poetico, anche se avrei voluto un po' più di background sulla professoressa. Ecco diciamo che dieci minuti in più, integralmente dedicato a un suo flashback, l'avrebbero reso perfetto ^^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Poetico è dir poco! Forse hai ragione, comunque, ma ciò che mi ha colpito del film è stato (anche) quanto fosse "completo" nonostante la sua brevissima durata :)

      Elimina

It's dangerous to go alone, leave a comment!